Dopo il lancio (avvenuto il 5 luglio scorso a bordo di un razzo Ariane 5 dallo spazioporto europeo di Koru, nella Guyana francese) e dopo 11 giorni di LEOP (Launch and Early Orbit Phase) il satellite meteo MSG-3 dell’ESA è divenuto operativo, inviando le sue prime immagini (sia nel visibile che all’infrarosso), già in agosto; gli sono serviti 11 giorni per posizionarsi in orbita geostazionaria (a 36.000 km di quota) attivare i  componenti che costituiscono la sua piattaforma operativa, verificarne la funzionalità e aprire il SEVIRI (il riproduttore di immagini).

Dopo un periodo transitorio di due mesi, necessario per la valutazione dei dati e una fase di quattro mesi per il test delle immagini, la calibrazione e la convalida, inizierà la sua attività. Terminate le operazioni preliminari, l’ESA cederà il satellite all’Organizzazione europea per la gestione dei satelliti meteorologici, l’EUMETSAT (European Organization for the Exploitation of Meteorological Satellites).

MSG-3 è il più potente satellite mai costruito per l’osservazione dell’atmosfera e del suolo del nostro continente ed assicurerà ad Europa e Africa dati aggiornati sulle condizioni meteo; è il terzo di una serie di quattro satelliti introdotti nel 2002 (il lancio dell’ultimo della serie, MSG-4, è previsto per il 2015) dotati del riproduttore SEVIRI, focalizzato su Europa ed Africa per offrire una visione completa delle condizioni meteo e soprattutto a prevedere il rapido sviluppo di temporali. Il SEVIRI effettua una scansione della superficie terrestre e dell’atmosfera ogni 15 minuti in 12 diverse lunghezze d’onda.

La disponibilità di MSG-3 consente di monitorare la situazione meteo con estrema precisione: un satellite, sempre in funzione, fornisce un’immagine di tutto il globo in 15 minuti, mentre il secondo  acquisisce un’immagine dell’Europa, o parte di essa, in soli 5 minuti permettendo di tenere sott’occhio i fenomeni molto rapidi e pericolosi, come il formarsi improvviso di trombe d’aria importanti, tornado, tempeste. Il terzo satellite è sempre in orbita accanto agli altri due per sostituirne uno in caso di avaria, ma è anche capace di seguire con efficacia le tracce delle polveri nell’atmosfera, dovute ad esempio a tempeste di sabbia o eruzioni vulcaniche, e opera anche come transponder per la sicurezza in mare.
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