Innovating

Old economy a chi? È proprio il caso di dirlo perché, dopo aver tessuto le lodi della tecnologia, oggi, a livello globale, si sta ripensando il ruolo della manifattura, del saper fare artigiano e del produrre. «Ripensare» che non significa «riproporre», ma innovare strutturalmente.

Il XXI secolo impone una riflessione e un cambiamento del modo di produrre valore: Fondazione Giannino Bassetti, la cui missione è dare impulso alla responsabilità nell’innovazione, si fa ispiratrice di una nuova politica del fare attraverso il progetto Making in Italy – Making in USA: “Artisanship, Technology and Design. Innovating with Beauty”, che si sta svolgendo (11/6-24/6) a San Francisco nell’ambito dell’Anno della Cultura Italiana negli Stati Uniti.

Attraverso diverse modalità scelte – dibattiti, mostre, workshop – a San Francisco ci accingiamo a “mettere in scena” forme di creatività e innovazione che corrispondono all’incontro tra due civilizzazioni: quella italiana del saper fare artigiano e quella digitale della Silicon Valley – dichiara Piero Bassetti, presidente della Fondazione. Coinvolgere “i  poteri” intorno a obiettivi di bene comune è il nostro modo di interpretare la responsabilità nell’innovazione. Raramente tante istituzioni italiane di prima importanza si sono presentate insieme per un’occasione internazionale, come accade oggi a San Francisco: Regione Lombardia e Comune di Milano; le Camere di commercio; il Politecnico di Milano; la Triennale; Confartigianato; gli sponsor Deutsche Bank, Poltrona Frau Group, FIAT e Autogrill.
Ciascuno ha compreso di poter sostenere – con diversi gradi di responsabilità – artigianato e design come ‘nuove definizioni del lavoro’ non in modo celebrativo, gloriandosi del passato, ma per il presente e per il futuro dei nostri giovani, che faticano a trovare opportunità e le cercano in un mondo ‘glocal’.

Ecco la ragione dell’incontro tra l’avanguardia californiana, che prima ha generato il Web e oggi usa la rete per ripensare la manifattura (dal bit all’atomo) e l’avanguardia del “saper fare con bellezza”, che reinventa la bottega leonardesca attraverso il connubio tra abilità artigiane e innovazioni politecniche. Il Paese – conclude Piero Bassetti – ha di fronte a sé una prospettiva enorme che non possiamo perdere: mettere insieme la nuova rivoluzione digitale con la sapienza artigiana del fare e del fare prodotti personalizzati. Si parla molto di disoccupazione giovanile, ma questa è una delle possibilità più concrete per rilanciare la nostra economia che ci è capitata negli ultimi 30 anni“.

La diffusione di tecnologie “nuove” ma già sperimentate, come le stampanti 3D e i  laser cutter, permette la produzione di oggetti in tempi più rapidi rispetto a quelli dei vecchi artigiani. In passato, per riuscire a produrre un oggetto, un artigiano aveva bisogno di anni di studio del materiale (la famigerata soglia delle diecimila ore di pratica): la sua sapienza nasceva dalla capacità di combinare in oggetti fisici il design studiato da altri, di trasformare le idee in materia. Oggi le stampanti a tre dimensioni, la rivoluzione del bit che diventa atomo (informazione digitale che diventa materia) permettono a chiunque disponga di un progetto digitale di trasformarlo direttamente in prodotto.

Si potrebbe pensare che questa nuova rivoluzione spiazzi in modo inesorabile il saper fare artigiano italiano – spiega Piero Bassetti. In realtà è esattamente il contrario: quanto più questa tecnologia si affermerà, tanto più il modo di produrre e consumare aprirà per i nostri operatori opportunità enormi. Le stampanti 3D e i laser cutter sono usciti dai garages e divenuti fatto produttivo, come moderne macchine a vapore: è la prima trasformazione strutturale – relativa ai modi di fare cose – nell’epoca del Web. Produzione e consumo: da sempre i due fronti opposti dell’economia di mercato, al centro del dibattito economico e di politica industriale. Solo per fare un esempio: quante volte ci siamo chiesti se siano meglio politiche che favoriscano e accelerino la produttività e quindi l’offerta o sia meglio agire sul lato dei consumi? Ma è proprio qui la sfida che abbiamo di fronte: produzione e consumo sono sempre più convergenti“.

In effetti, la stampa a 3D e i laser cutter non sostituiscono il ruolo e l’esperienza dell’artigiano, anzi ne amplificano la conoscenza e le possibilità produttive. In primo luogo in termini di progettazione, perché le nuove tecnologie fanno da moltiplicatore, permettendo di creare prototipi velocemente e di rendere le idee rapidamente materia. Ma poi solo la sapienza artigiana permetterà a quell’oggetto di prendere la strada dello stile e della cura dei dettagli, come ha espresso benissimo Stefano Micelli – che duetterà con Chris Anderson a San Francisco – nel suo libro Futuro Artigiano.
Le nuove tecnologie potranno essere utili anche in termini di produzione perché permetteranno agli artigiani locali di avere a disposizione progetti replicabili in tutte le parti del mondo, grazie a banche dati paragonabili a quello che è ormai diventato a noi familiare, il mercato delle “APP”. Questi progetti standard amplificano le potenzialità dell’artigiano che potrà personalizzare gli oggetti, producendoli anche manualmente o componendo pezzi “a mano” con componenti stampati.

C’è un altro fronte sul quale questa rivoluzione agirà, quello del consumo – continua Piero Bassetti. La gente si abituerà ad avere prodotti sempre più su misura (dal Taylorismo al tailor-made), un’abitudine che rilancerà il saper fare artigiano anche per prodotti e industrie non direttamente toccate dalla rivoluzione digitale. Come spiega Chris Anderson, uno dei nostri lecturer a San Francisco, nel suo best-seller “La coda lunga”, vi è molto più mercato nella personalizzazione che nella standardizzazione, vi sono molte più vendite potenziali nei prodotti personalizzati che non in quelli standardizzati. Il problema se mai è la profittabilità industriale, ma è un problema che questa nuova tecnologia sta in parte risolvendo“.

Le opportunità che nascono da questa tecnologia sono straordinariamente adatte all’Italia: il nostro Paese può tornare centrale a livello globale perché è riconosciuto internazionalmente come patria del bello e del saper fare; il nostro design è da sempre invidiato e imitato perché incorpora in sé gli elementi progettuali del designer insieme alle abilità manuali, la conoscenza progettuale e tecnica, un mix che le nuove tecnologie potenziano enormemente. La personalizzazione, la produzione in serie limitata, il prodotto che si rinnova continuamente sono gli altri elementi che rendono questa fase economica e tecnologica straordinariamente importante per il nostro Paese.
Un’innovazione che incontra la responsabilità: come aggiunge Giovanni Lanzone (The Renaissance Link): “Le macchine che possono stare in ogni luogo e fare lo stesso prodotto (la configurazione aperta) contribuiranno in modo decisivo alla riduzione dello shipping dei prodotti inerti con un vantaggio incalcolabile per il consumo energetico e le emissioni di CO2“.

Per il lavoro giovanile e la politica economica nel suo insieme si tratta di un’opportunità che non si può perdere – conclude Piero Bassetti. E’ il treno tecnologico che passa più vicino alla fermata Italia degli ultimi trent’anni. Dobbiamo investire nell’economia della bellezza, con politiche e formazione adeguate, ma anche per sfruttare quello che rappresenta un vero e proprio vantaggio competitivo dell’Italia. Basti pensare a quanto queste nuove tecnologie possano rappresentare uno straordinario volano per l’occupazione, rendendo attraenti le occupazioni artigianali più tradizionali perché sono oggi, finalmente e nuovamente, alla frontiera tecnologica; occorre naturalmente essere disposti a ripensarle in modo radicale. In questo senso, Fondazione Bassetti vuole essere un ‘acceleratore’ nella misura in cui promuove questi fenomeni e una sorta di ‘incubatore’ nella misura in cui li sollecita e li facilita“.

Making in Italy – Making in USA: “Artisanship, Technology and Design. Innovating with Beauty” è un progetto che nasce dalla collaborazione tra la Fondazione Giannino Bassetti, il Consolato Generale d’Italia e l’Istituto Italiano di Cultura a San Francisco: incontri, eventi e dibattiti tra artigiani, makers e intellettuali italiani e statunitensi, cultori del bello ed esperti di nuove tecnologie, uniti nella definizione e realizzazione dell’economia della bellezza.

http://innovatingwithbeauty.fondazionebassetti.org/