Replicator2

Stratasys, una delle più importanti società operanti nel campo della stampa 3D professionale, ha annunciato di aver acquistato l’intero pacchetto azionario di MakerBot Industries, uno dei pionieri della stampa 3D a basso costo col sistema additivo FDM (Fused Deposition Modelling).

Nessuna sorpresa per l’operazione; Stratasys e 3D Systems, i due giganti del settore, stanno da tempo  cercando di acquisire il maggior numero di startup, di brevetti e di tecnologie, nel tentativo di creare una sorta di monopolio nel campo della stampa 3D. Anche le cause intentate nei confronti di numerose altre società ed il tentativo di brevettare tecnologie open-source la dice lunga sulla politica di queste due compagnie.

La sorpresa riguarda caso mai il corrispettivo pagato: ben 607 milioni di dollari in due tranche e in azioni della stessa Stratasys il cui valore di mercato corrisponde attualmente a questa cifra (…e che potrebbe anche aumentare!). Il tutto per una società che nel 2012 ha fatturato appena 15,7 milioni di dollari con bilanci ancora in perdita. Insomma, Stratasys ha pagato l’acquisto di MakerBot ben 38 volte il fatturato!

MakerBot è stata fondata nel 2009 da Bre Pettis con l’obiettivo di sviluppare stampanti 3D a basso costo e  open-source, utilizzando il brevetto FDM (appena scaduto) e posseduto proprio da Stratasys. MakerBot aveva ricevuto nel 2011 finanziamenti per 13 milioni di dollari da società di venture-capital e negli ultimi tempi aveva bruscamente abbandonato la filosofia dell’open-source, perdendo molti dei suoi più fedeli estimatori.

Attualmente la famiglia di stampanti Replicator di MakerBot Industries viene proposta al pubblico ad un prezzo compreso tra 2 e 3 mila dollari, abbastanza simile a quello della Cubify, un modello FDM prodotto da 3D Systems, l’avversaria di Stratasys; quest’ultima, invece,  non dispone di modelli a basso costo: la macchina più economica – Mojo – costa circa 10 mila dollari.

Per l’intero pacchetto azionario di MakerBot Industries, l’attuale proprietà riceverà da subito 4,76 milioni di azioni Stratasys di nuova emissione che alla quotazione di mercato odierna valgono circa 406 milioni di dollari più ulteriori 2,38 milioni di azioni nel 2014 (per altri 201 milioni di dollari circa).

Anche se l’accordo non può essere valutato con precisione in considerazione del fatto che MakerBot Industries non è una società quotata, sta di fatto che Stratasys ha pagato per una piccolissima società ben 38 volte l’attuale fatturato e che le società di venture-capital che avevano acquistato la maggioranza della società di Bre Pettis guadagneranno quasi 600 milioni di dollari in due anni. Chissà se anche al “povero” Pittis rimarrà qualcosa.

A questo punto la domanda sorge spontanea: non poteva Stratasys sviluppare al suo interno (e con costi inferiori) una o più macchine basate sulla tecnologia FDM? E cosa ha acquistato esattamente Stratasys con questa operazione?

MakerBot non ha tecnologie proprietarie, non possiede alcuna rete di vendita e il suo business si basa unicamente sulle vendite on-line. Dalla sua ha solamente un brand molto noto ed una buona esperienza nel mercato della stampa 3D consumer al quale Stratasys è arrivato in forte ritardo. Un prezzo così alto di acquisto non può che giustificarsi con una strategia di mercato particolarmente aggressiva e con l’intenzione di Stratasys di diventare presto un player importante nel settore delle macchine 3D consumer. Con questa operazione, Stratasys non solo ha eliminato un concorrente ingombrante acquisendone il marchio, ma ha anche posto le premesse per una corretta politica di marketing. Sicuramente in questo accordo ha giocato un ruolo importante anche la possibilità che MakerBot venisse acquisita da 3D Systems dando a quest’ultima, praticamente, il monopolio del mercato consumer.

Con le risorse disponibili in Stratasys, (tra le quali numerosissimi brevetti), MakerBot avrà sicuramente la possibilità di ridurre velocemente i prezzi di vendita delle proprie macchine, anche se è improbabile che ciò avvenga nel breve periodo. Una simile mossa comporterebbe sicuramente un calo dei ricavi ed una riduzione delle vendite delle stampanti di fascia alta e né Stratasys né 3D Systems hanno intenzione di farsi del male da sole.

Nel lungo periodo il mercato delle stampanti 3D potrebbe assomigliare sempre più a quello delle stampanti 2D, con un costo delle macchine molto basso e con un (relativamente) elevato costo del materiale di consumo. Ciò tuttavia presuppone un mercato di massa, ancora troppo lontano da quello attuale.

Secondo qualcuno con questa operazione Stratasys ha preso dei rischi molto pesanti: il futuro delle stampanti 3D di tipo consumer non è chiaro e le barriere di ingresso per nuovi competitor sono molto basse; la società ha pagato un prezzo molto alto per entrare rapidamente in un mercato relativamente piccolo con un crescente numero di concorrenti.

Secondo altri, invece, Stratasys cercherà di combattere la proliferazione delle macchine open-source tentando di trasformare in brevetti da fare pagare a caro prezzo alcune delle tecnologie esistenti cercando, di fatto, di monopolizzare il mercato.

Per quanto ci riguarda, noi di Futura Elettronica/Elettronica In continuiamo lo sviluppo della nostra 3Drag cercando di migliorare ulteriormente le prestazioni, ottimizzare la catena produttiva, sperimentare nuovi materiale da stampare e implementare nuovi accessori (come la board per la stampa autonoma presentata questo mese); il tutto sempre nella logica dell’open source.

3DRAG

Ed entro la fine di quest’anno, grazie anche alla collaborazione con Velleman, raggiungeremo le 5.000 macchine vendute (preludio, tra l’altro, ad una riduzione del prezzo di vendita).

Chissà se Stratasys cercherà di comprare anche noi, in fondo l’anno scorso MakerBot ha venduto 7.500 macchine, solamente 2.500 più di noi…