IrisvanHerpen_Materialise

Nel corso della Settimana della Moda di Parigi dedicata all’Haute Couture che si è svolta il 1 luglio, la designer olandese Iris van Herpen ha presentato una nuova creazione utilizzando la tecnologia di stampa 3D, sviluppata dalla società belga Materialise. Il modello è stato creato utilizzando un’applicazione d’avanguardia della tecnologia portando fermento nel mondo della moda e del design dopo aver già rivoluzionato il mondo della medicina. Materialise è uno dei pionieri nel campo del software e delle soluzioni per Additive Manufacturing, una delle tecnologie di Stampa 3D, ed è cresciuta passando da spin-off universitario a società multinazionale, anche grazie ai fondi per la ricerca della Comunità Europea.

Parlando della più recente collezione, Sven Hermans – Account Manager di Materialise, ha dichiarato: “Per la prima volta abbiamo lavorato con Iris van Herpen alla produzione di una creazione ibrida che comprende strutture uniche, trasparenti e simili a ossa, il tutto utilizzando la Stereolitografia Mammoth. Grazie alla stampa 3D gli abiti sono privi di cuciture e fatti completamente su misura. È stato affascinante lavorare con Iris van Herpen alla nascita dei suoi complessi disegni geometrici; la stampa 3D fa quello che nessuna altra forma di produzione di abiti può fare quando è necessario creare forme complesse in tempi rapidi e in un unico pezzo.

Prima di essere ottimizzato per la stampa 3D grazie al software Materialise, il modello è stato creato in digitale in collaborazione con Isaie Bloch, architetto e CG artist belga. Dopo aver eliminato le varie imperfezioni, è stato successivamente inviato alla stampante funzionante in stereolitografa. L’oggetto viene creato partendo da una resina liquida che viene “indurita” mediante un fascio laser UV formando l’oggetto reale.
In origine Materialise è nata come progetto universitario dedicato alle applicazioni di prototipazione rapida. Nel corso della sua evoluzione la società ha cominciato a fornire ai chirurghi modelli particolarmente accurati dell’anatomia umana. Poche ore dopo aver effettuato una TAC o una risonanza magnetica, i tecnici erano in grado di trasformare le informazioni raccolte in un modello stampabile. I modelli, che hanno portato ad un considerevole miglioramento sia della diagnosi che della pianificazione ospedaliera, vengono anche utilizzati come base per impianti chirurgici e protesi. Grazie alla costante ricerca (supportata anche dalla UE) le applicazioni delle tecnologia 3D sono in costante evoluzione e diversificazione e sono oggi a disposizione del mondo della medicina, dell’automotive, del design e dei prodotti consumer. Oggi la società, che conta circa 900 dipendenti, è uno dei leader della tecnologia della stampa 3D a livello mondiale.

Wilfred Vancraen, fondatore e CEO di Materialise, ha dichiarato: “Materialise non sarebbe mai diventata quello che è oggi senza il supporto dell’Unione Europea che ha dato a una piccola società la possibilità di avere uno sviluppo a lungo termine.” La stampa 3D è diventata un’importante tecnologia per la prototipazione, producendo in modo efficiente modelli unici di prodotti appena disegnati, in tal modo offrendo a ingegneri e designer un feedback immediato. La tecnologia è stata di recente impiegata anche dal Teatro La Fenice di Venezia per la produzione dell’opera Madame Butterfly messa in scena dall’artista contemporaneo giapponese Mariko Mori.

Joris Debo, Direttore Creativo di Materialise, ha lavorato con il Mariko Mori Studio alla creazione di soluzioni realizzate con stampa 3D per le ali della protagonista.

Già in passato, durante il Paris Fashion Week, Iris van Herpen, Materialise e Stratasys avevano collaborato per proporre alcuni modelli stampati in 3D. In particolare la collezione comprendeva una gonna e un mantello realizzata in collaborazione con la designer e professoressa Neri Oxman del MIT Media Lab e stampata con una macchina 3D di Stratasys. Un altro abito piuttosto complicato è stato progettato in collaborazione con l’architetto austriaco Julia Koerner, attualmente docente alla UCLA di Los Angeles.

ParisFashionWeek

La gonna e il mantello sono stati prodotti utilizzando la tecnologia di Stratasys denominata Objet Connex multi-material 3D che consente di stampare più materiali in una volta sola. Ciò ha consentito di stampare sia materiali duri che materiali morbidi nello stesso progetto. “La possibilità di variare la morbidezza e l’elasticità ci ha ispirato per progettare una “seconda pelle” che funziona come armatura in movimento.” spiega Oxman. “Le incredibili possibilità offerte da queste nuove tecnologie ci hanno permesso di reinterpretare la tradizione della couture come “tech-couture”, in cui delicati ricami fatti a mano vengono sostituiti dal codice.”

Van Herpen aggiunge: “Ritengo che sia importante che la moda non venga associata all’idea di consumismo ma che rappresenti il proprio modo di essere; nel mio lavoro non cerco di reinventare vecchie idee ma di trarre ispirazione da idee astratte e da nuove tecnologie. Trovo che il processo di stampa 3D sia particolarmente affascinante e che la tecnica di stampa, strato dopo strato, sarà fonte di ispirazione per nuove idee; è solo una questione di tempo prima di vedere gli abiti che presentiamo qui nella vita di tutti i giorni.”

Guada l’intervista con i protagonisti di questa storia e la sfilata al Paris Fashion Week:


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La motivazione che l’ha spinta a collaborare con la Oxman è venuto dopo aver visto la sua collezione “Imaginary Beings: Mythologies of the Not Yet” realizzata con la tecnologia Stratasys e presentata alla  Multiversités Créatives exhibition al Centro Pompidou a Parigi la primavera scorsa.

Spiega la Oxman; “Questa collaborazione ha trasformato gli Esseri Immaginari in Esseri Indossabili, miti che ora possono essere indossati. La collezione originale comprende 18 prototipi per il corpo umano realizzati con la stampante 3D Stratasys ed ispirati al libro di Jorge Luis Borges “Book of Imaginary Beings”. Sono lavori fantastici ispirati alla natura ma che non possono essere indossati. Per la collezione del Paris Fashion Week è stato importante fare un passo avanti, pensando non solo sulla forma e ai materiali, ma anche alla vestibilità e alla possibilità di articolazione. Ciò ha rappresentato una nuova sfida per me e per i miei colleghi, il prof. W. Craig Carter (Dipartimento di Scienza dei Materiali e Ingegneria) e Keren Oxman, ispirandoci a progettare algoritmi che in grado di trasformare le caratteristiche dei materiali ed il movimento in forme geometriche e variazioni morfologiche in una superficie indossabile unica senza soluzione di continuità.”

Guarda il video di come viene stampato un abito in 3D:


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www.materialise.com
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