RMF2013

Nonostante il secondo giorno della Rome Maker Faire fosse soprattutto il giorno delle Scuole (incredibile vedere l’enorme numero di ragazzi e ragazze che vagavano in giro per gli stand), nel pomeriggio era in programma l’evento Tech Garage dove un enorme numero di start-up hanno potuto fare un pitch davanti a quanti hanno preso parte alla conferenza.

The Business of Making, l’argomento principale, è stato introdotto da un discorso tenuto da Dale Dougherty. Come sempre Dougherty ha sottolineato il punto che “Ognuno è un maker” (conoscerete il famoso TED non è vero?). Tutti oggi sono in grado di progettare e sviluppare un prodotto. Fare è digitale, fisico e sociale al tempo stesso: facciamo le cose e appena finito condividiamo le foto. I Makers passano attraverso tre fasi: da Zero a Maker (capire cosa puoi fare) – da Maker a Maker (quando si partecipa ad eventi sociali e si scopre la comunità) – da Maker a Market (quando ci si rende conto che in realtà è possibile creare e vendere prodotti).

Dale ha anche osservato che la community dei makers è una grande fonte di innovazione per le imprese, come dimostrato da Intel, che è diventata sempre più interessata a questo tema.

Dale ha mostrato dati interessanti con numeri che mostrano come sia il numero di start-up di hardware su Angel List che il quantitativo di finanziamento raccolto su Kickstarter sono sostanzialmente aumentati di un ordine di grandezza negli ultimi due anni.

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http:// makerfairerome.eu

Dale ha chiuso il suo discorso, chiedendo ai maker di essere abbastanza ambiziosi per cambiare il mondo: è necessario mettere tutte le vostre energie nei progetti, dunque meglio pensare a qualcosa di non banale, qualcosa che conti (il suo discorso ha ricordato molto per me Tim O’Reilly nel famoso “lavora su roba che conta”):

Dopo Dale, abbiamo avuto sul palco il mitico Stefano Micelli, il Professore di Economia famoso per aver individuato tra i primi in Italia il trend dei makers (è stato l’autore di “Futuro Artigiano”, un libro molto letto sul fare e sull’artigianato). Il discorso di Micelli si è focalizzato per lo più sulle  nuove fasi dell’innovazione, che sempre più si sposta dal controllo dei produttori e passa alla società, agli utenti.

Miceli si è concentrato sull’Italia, che secondo lui ha il potenziale per essere in qualche modo la culla del making e che ha una cultura in sintonia con la rivoluzione dei creatori e dei suoi valori: standardizzazione, ma varietà, senza brevetti, ma con la personalizzazione, non grandi dimensioni, ma piccola interazione sociale, non la pubblicità, ma la reputazione.

Molto interessante la considerazione finale di Micelli sulla distribuzione: più negozi/fabbrica in cui si possa effettivamente fare da sè le cose e non solo comprare le cose.

Abbiamo anche avuto la possibilità di ascoltare Mathilde Berchon – editor di Makign Society –  che ha spiegato che se l’hardware è un argomento caldo, l’open hardware lo è ancora di più. In un recente discorso alla OHSummit, ripreso e ampliato a Roma, ha fornito un quadro più chiaro delle persone dietro le aziende di hardware open: gli imprenditori.

Mathilde ha mostrato alcune statistiche interessanti circa i dati demografici dei creatori di start-up Open Hardware disponibili sul suo sito. Queste startup devono porre una particolare attenzione alla necessità di costruire una comunità e, ovviamente, la parte più difficile, si avvicina quando si arriva alla produzione e alla scala. Secondo Mathilde un’altra sfida chiave (chiedere a Makerbot) è quella di rimanere aperti quando si cresce.

Mathilde ha sottolineato che, anche se tutti si stanno concentrando sull’elettronica e la fabbricazione digitale, le opportunità del mercato sono molteplici: questo significa che c’è un potenziale ancora inespresso.

L’ultimo discorso (o meglio, chiacchierata sul palco tra lui e gli host dell’evento Riccardo Luna e Gianluca Dettori) è stata con il sorprendente Quin Etnyre: a 12 anni il ragazzo insegna Arduino e  ha già una società (sì, credetemi) e vende prodotti sul sito di Sparkfun e di altre società. Particolarmente bello è stato vederlo menzionare come alla Maker Faire si possono fare grandi business partnership, mostrando le foto con Banzi e con Nathan Seidle di Sparkfun.

Quin è stato invitato a Roma per raccontare la sua incredibile storia e ispirare i presenti: anche se in realtà, non c’erano più adolescenti a quel punto, credo che questa ispirazione sia valida per tutti i partecipanti. Lui e gli altri ragazzi che abbiamo visto (Jack Andraka, Joey Hudy) in questi giorni sono emblemi dell’ imperativo del curioso a cui Seth Godin ha accennato una volta sul suo blog. Clicca sul link, cerca su Google, leggi, impara, crea.

Un’ultima menzione deve andare alla startup che ha vinto l’evento Tech Garage: il vincitore è stato MakeTank, una nuova startup nata in Toscana (sede di artigiani e artisti e uno dei punti caldi per i makers italiani): a ritirare il premio Laura De Benedetto, protagonista e molto attiva nella comunità italiana dei Maker e co-fondatrice di MakeTank.

Domani e Domenica saremo finalmente in grado di vagare un po’ di più in tutti gli stand e parlare con la gente, discutere di grandi progetti e di intervistare alcune delle persone e dare finalmente uno sguardo di quello che c’è alla Maker Faire!

Stay Tuned.