MakerFaire_Final

Avrei dovuto scrivere questo report lunedì scorso ma tanta era la stanchezza dopo i quattro giorni della Maker Faire romana e tante le cose di cui parlare che ho preferito lasciare passare qualche giorno. E in questo sono stato fortunato perché alcune cose che avrei voluto chiedere ai protagonisti a Roma (cosa assolutamente improponibile causa… ondate di folla), le ho potuto chiedere con molta più calma a Massimo Banzi, incontrato casualmente ieri durante il volo che ci ha portati da Milano a Hong Kong, io per la tradizionale fiera dell’Elettronica di ottobre e lui diretto a Shanghai per prendere parte al Shanghai Maker Carnival.

Rome Maker Faire, una scommessa vinta alla grande

Sicuramente molti di voi avranno già letto il comunicato stampa finale della manifestazione, con tutti i numeri del caso: quasi 35.000 presenze nei quattro giorni, 1.500 persone che hanno seguito la Conferenza di giovedì, 6.000 studenti che hanno riempito i padiglioni del Palazzo dei Congressi dell’EUR il venerdì e oltre 25.000 visitatori il sabato e la domenica.

Al di là dei numeri, che hanno in ogni caso il loro peso, il successo della manifestazione, fortemente voluta da Massimo Banzi e Riccardo Luna, sta principalmente nell’altissima qualità della proposta messa in campo, che per molti versi ha superato l’originale americano. Non a caso abbiamo visto Dale Dougherty – l’ideatore delle Maker Faire e fondatore della rivista Make – seguire attentamente tutti gli speech e aggirarsi tra gli stand dei makers alla ricerca di nuove idee e nuovi spunti.

Quanti hanno partecipato a questa prima edizione europea della Maker Faire hanno sicuramente avuto modo di apprezzare la Conference del primo giorno: un susseguirsi di presentazioni, filmati e demo particolarmente coinvolgenti, all’insegna dell’Inspiring the Future.

Come si fa, infatti, dopo aver visto un ragazzino di 15 anni riuscire nell’intento di preparare un test per il tumore al pancreas a non pensare di poter/dover fare qualcosa di simile? Oppure come non appassionarsi al racconto di Alice Taylor che insegna a bambini e ragazzi a costruire con le nuove tecnologie il giocattolo dei propri sogni, unico e assolutamente diverso da qualsiasi altro?

E che dire di chi, come Nina Tandon, sta realizzando parti di ricambio per il corpo umano integrando un bioreattore con tecnologie mutuate dalla stampa 3D?

Inspiring the Future, appunto, con un filo conduttore unico: migliorare il nostro mondo, a piccoli passi, come suggerito dallo scrittore David Gauntlett, condividendo le conoscenze e le esperienze. Un esempio che parte dal basso e che a poco a poco arriverà fino a quanti hanno in mano le sorti del nostro mondo. Almeno questa è la speranza.

Chi ha seguito fino in fondo la Conference ha avuto la netta sensazione che già con l’attuale tecnologia sarebbe possibile cambiare radicalmente la nostra società sconfiggendo l’ignoranza, la disoccupazione e la povertà, all’insegna del How to reMake the World, come recita, appunto, il titolo della Conference; e di esempi ne abbiamo visti tantissimi.

Se da un lato Riccardo Luna ha condotto con grande partecipazione la Conferenza, il vero mattatore della giornata è stato Massimo Banzi che a sorpresa (non era trapelato assolutamente nulla sino a quel momento) ha presentato la board Galileo, un progetto destinato sia al mondo dell’educational che a quello dei makers e frutto della collaborazione con Intel, una partnership siglata appena due mesi prima. In questo brevissimo lasso di tempo Intel e Arduino sono riusciti a realizzare una scheda embedded che combina il mondo di Arduino con la potenza di un sistema operativo basato su GNU/Linux. Certo, il processore scelto utilizza un’architettura CISC con consumi tre volte superiori rispetto ai processori ARM, come hanno subito osservato in molti; dal canto loro, i diretti interessati fanno in ogni caso notare come questo sia solamente la prima di una serie di board che nasceranno dalla collaborazione tra Arduino e Intel. Per sottolineare l’importanza di questo accordo, alla presentazione della scheda Galileo è intervenuto Brian Krzanich, CEO di Intel, società che ha anche sponsorizzato la Rome Maker Faire e che era presente a Roma con uno stand molto grande.

Intel_Galileo

Un migliaio delle nuove board Galileo sono state distribuite gratuitamente ai presenti ed altre 50.000 verranno donate a università di tutto il mondo. La massiccia partecipazione di un colosso come Intel e la presenza addirittura di Brian Krzanich hanno fatto pensare a qualcuno che Massimo Banzi potesse seguire le orme di Bre Pettis, il  fondatore di MakerBot Industries recentemente passato armi e bagagli alla multinazionale Stratasys per 600 milioni di dollari, oltretutto rinnegando in parte la filosofia dell’open-source.

Non scherziamo” mi dice Massimo “Arduino è una realtà molto più complessa e articolata con attività in molti paesi del mondo. La cosa più importante dell’accordo con Intel (e di cui siamo particolarmente orgogliosi) è di essere riusciti a fare produrre ad una delle più importanti società del mondo una scheda completamente open source sia nell’hardware che nel software, con una documentazione completa e che sarà di grande aiuto per migliaia di studenti nell’apprendimento dell’elettronica, dell’informatica e della robotica e che, oltretutto, verrà regalata in 50.000 esemplari“.

Volevo anche rispondere a quanti in questi giorni ci hanno criticato per il fatto che Galileo e le altre nuove board (Yún e Arduino TRE) vengono prodotte negli Stati Uniti o a Taiwan.” prosegue Massimo “La verità è che il nostro progetto si è caratterizzato sin dall’inizio per avere una valenza internazionale: io – pur essendo italiano – vivo e insegno da anni in Svizzera, David (Cuartielles) è spagnolo ma vive a Malmö, David Mellis lavora e insegna negli Stati Uniti… collaboriamo con tantissime società sparse in mezzo mondo per cui è normale che una board venga prodotta in Italia, l’altra negli Stati Uniti e così via.

Ovviamente anche noi durante la Maker Faire di Roma siamo riusciti a mettere le mani su un paio di board Galileo e già sul prossimo numero di Elettronica In ce ne occuperemo in maniera più approfondita: Marco ci sta lavorando alacremente. Se volete sapere qualcosa di più sulle caratteristiche tecniche di questa scheda date un’occhiata al post di qualche giorno fa. Per quanto riguarda la disponibilità, Galileo sarà in vendita dalla fine di novembre ad un prezzo che dovrebbe essere compreso  tra i 40 e i 50 dollari.

Sempre a proposito di quotazioni, qualcosa dovrebbe cambiare nel prezzo di vendita della Yún, “L’attuale prezzo è scaturito da un primo lotto di produzione piuttosto piccolo, adesso con numeri decisamente più consistenti contiamo di riuscire ad abbassare un po’ il prezzo di vendita al pubblico.” mi conferma Massimo.

Oltre alla presentazione della scheda Galileo, la Maker Faire è stata l’occasione per l’annuncio della nuova board Arduino TRE che sarà disponibile nella primavera del 2014 e che é stata realizzata il collaborazione con la fondazione BeagleBoard e con Texas Instruments. Anche questa scheda combina una sezione di interfacciamento col mondo fisico basata su Arduino con una sezione di elaborazione e connessione che utilizza un processore Sitara della Texas Instruments sul quale gira GNU/Linux. Al momento tutto quello che si sa di questa scheda è quanto contenuto nello scarno comunicato ufficiale (… anche perché la board è ancora in fase di sviluppo).

In nessun’altra Maker Faire del passato c’erano stati così tanti, importanti, annunci come qui a Roma, neppure a New York o a San Mateo, le due edizioni americane più importanti.
Insomma, un vero trionfo per Massimo Banzi, da tutti riconosciuto come il grande protagonista di questa manifestazione.

Ma il vero esame per la Maker Faire romana doveva ancora arrivare: quello del pubblico. Un’attesa piena di tensione, anche perché lo sforzo finanziario per organizzare l’evento era stato piuttosto consistente ed un insuccesso avrebbe significato stroncare sul nascere questa iniziativa.

Personalmente ricordo la grande apprensione dei responsabili di Asset-Camera incontrati  prima dell’estate, preoccupati di non riuscire a portare che poche migliaia di makers all’evento, in netto contrasto col mio grande ottimismo, basato sulla conoscenza della storia delle Maker Faire americane e sulla qualità della manifestazione che si stava organizzando. La mia preoccupazione, caso mai, era quella di capire se la struttura avrebbe retto l’impatto della folla che – ne ero certo –  sarebbe arrivata a Roma.

In effetti le mie previsioni si sono rivelate esatte, soprattutto il sabato, quando è addirittura dovuta intervenire la polizia per disciplinare il flusso di visitatori, molti dei quali, non riuscendo ad entrare, hanno rimandato a domenica la visita.

In ogni caso, dopo la Conference di giovedì, una ventata di ottimismo l’aveva portata la giornata di venerdì – dedicata alle scuole – con l’invasione di quasi 6.000 studenti, i primi  a vedere i progetti degli oltre 200 makers provenienti da tutta Europa che nella giornata di giovedì avevano allestito i propri stand. Gli studenti sono stati anche i primi ad animare i vari laboratori e workshop.

Il week-end

Nonostante il forte temporale di sabato mattina, già dopo un paio d’ore dall’apertura della Maker Faire era praticamente impossibile girare nei corridoi e all’interno degli spazi espositivi: tutti volevano vedere, toccare e capire come funzionavano i progetti esposti. Tanti giovani e tantissime famiglie con bambini, ma anche molti ragazzi provenienti da altri paesi europei. Un successo anche da questo punto di vista, una vera European Maker Faire e non una manifestazione solamente italiana.  E con l’inglese, naturalmente, come lingua ufficiale, dal momento che oltre la metà degli espositori proveniva dall’estero. Una dimostrazione sul campo, al di là di tanti discorsi retorici, della necessità di conoscere almeno l’inglese per essere partecipi della nuova era digitale. Anche l’Arduino Store (qualcosa di simile all’americano Maker Shed) – lo spazio dove era possibile acquistare i prodotti – è stato preso d’assalto, con lunghe code per riuscire a conquistare la cassa.

Per non parlare del nostro stand che, praticamente, non sono riuscito neppure a fotografare a causa del muro di persone che ne impediva la vista. Boris e Alessandro sono riusciti a conquistare un panino solamente nel tardo pomeriggio…

Stand

Alla fine, un successo su tutti i fronti che ha premiato quanti hanno creduto in questo progetto.

Paradossalmente, a mio avviso, il grande successo di pubblico e il numero fin troppo elevato di eventi hanno impedito di assaporare fino in fondo questa grande iniziativa. Nonostante i quattro giorni trascorsi a Roma non sono riuscito a contattare molti dei makers presenti e a partecipare a tutti gli eventi in programma. Il Palazzo dei Congressi dell’EUR ha mostrato i suoi limiti, non certo per una carenza organizzativa ma per il grandissimo numero di visitatori.

Non è dello stesso parere Massimo Banzi “In effetti le nostre più ottimistiche previsioni prevedevano la presenza di 20.000 visitatori, un numero compatibile con la struttura, mentre quelli che realmente hanno varcato i cancelli nel weekend ci hanno un po’ spiazzati. Capisco che ci sia stato qualche problema, anche i bar, mi hanno detto, sono rimasti a corto di panini e bevande. L’anno prossimo cercheremo di sfruttare meglio gli spazi a disposizione e di ottimizzare l’attuale struttura che offre ancora qualche possibilità in questo senso. Anche perché non vogliamo fermarci qui e il numero di presenze deve assolutamente aumentare. Alla prima edizione della Maker Faire di New York sono arrivati, come qui a Roma, 35.000 visitatori mentre alla seconda edizione erano già 50.000: noi non vogliamo essere da meno. Ma c’è anche un altro motivo per il quale vogliamo restare a Roma: non intendiamo cambiare nulla perché con Asset-Camera abbiamo lavorato bene e loro hanno creduto fino in fondo a questo progetto facendosi carico non solo di un grande rischio finanziario ma mettendo in gioco più di una poltrona che sarebbe sicuramente saltata in caso di flop. Non pensiamo ad altre soluzioni per i prossimi anni.

Un’altra critica che qualcuno ha mosso alla Rome Maker Faire é stata quella si essere troppo Arduino oriented. In molti hanno evidenziato l’assenza di alcuni importanti protagonisti di questa nuova ondata di innovatori, prima fra tutti la fondazione Raspberry Pi con la relativa board che ad oggi è stata venduta in quasi due milioni di pezzi… “Gli organizzatori non hanno posto veti né impedito a qualcuno di partecipare” risponde Banzi, “se la Fondazione Raspberry Pi voleva essere presente tra i makers poteva rispondere alla Call e sicuramente sarebbe stata accettata; se invece voleva partecipare come Sponsor potevano seguire la trafila di tutti gli altri, contribuendo finanziariamente o fornendo in cambio qualcosa di significativo ed attinente all’evento. Probabilmente anche loro, come molte altre importanti società, non hanno creduto in questo progetto e si sono defilati.”

Stiamo per atterrare, il tempo di un’ultima domanda: “Al di là dei numerosi riconoscimenti e del grande successo di questo evento, cosa ti ha fatto più piacere di questa prima edizione della Maker Faire?”

Sicuramente la presenza di tantissime famiglie con i bambini che trascinavano i genitori da uno stand all’altro, in perfetta sintonia con quello che è lo spirito delle Maker Faire. D’altra parte tutto quello che stiamo facendo oggi lo facciamo proprio per loro.”

Sul prossimo numero di Elettronica In un servizio completo sulla manifestazione romana.