IoT

Il mese scorso abbiamo evidenziato come ormai sia tutto pronto per l’Internet delle Cose, ovvero per dare connettività a macchine industriali, automobili, oggetti, corpi, borse, scarpe, lampade, macchine del caffè e tanto altro ancora.
Miliardi e miliardi di oggetti che invieranno dati relative al proprio stato (funzionamento, posizione, informazioni ambientali, ecc.) e che – opportunamente elaborati – renderanno più “smart” sia importanti infrastrutture così come piccole attività domestiche.

Pensiamo, ad esempio, nel primo caso, alle reti di produzione e distribuzione dell’energia elettrica, sempre più decentrate, a causa della presenza di milioni di piccoli produttori che immettono in rete l’energia generata dai loro impianti fotovoltaici: solo la presenza di una capillare rete di sensori ed una gestione delle informazioni può garantire un funzionamento ottimale della rete, smistando l’energia dove serve ed evitando il pericolo di blackout generalizzati.

Nel secondo caso, tra le mura domestiche, l’IoT provvederà a ordinare automaticamente cibi e bevande che stanno finendo oppure servirà a monitorare le nostre condizioni di salute. Tutto ciò diventerà realtà grazie ad una infrastruttura composta da miliardi di dispositivi dal consumo praticamente nullo e dalle dimensioni microscopiche, da un sistema di trasmissione dati di grandissima capacità e da enormi sistemi di memorizzazione ed elaborazione (cloud).

Come questa nuova infrastruttura cambierà le nostre vite non è ancora chiaro ma quello che appare certo è che l’attenzione si sposterà rapidamente dall’infrastruttura all’elaborazione dei dati, ovvero alle applicazioni. Addirittura molti pensano che l’infrastruttura diventerà una mera commodity: il vero valore aggiunto, il business, sarà nelle applicazioni.

Ad esempio, oggi, nessuno (o quasi) si occupa degli aspetti tecnici della rete Internet se non per sollecitare maggiore banda e velocità, così come nessuno ha fatto grandi business con l’hardware che sta dietro ad Internet.

Il vero business lo hanno fatto le società che hanno creato le applicazioni più importanti, Google, Facebook, eccetera.

Adesso che a parlare tra loro saranno gli oggetti e non più le persone, si aprono nuove, sconfinate possibilità per chi saprà coglierle.
Da questo punto di vista, venendo meno un gap tecnologico che spesso ci ha penalizzati, la creatività e l’inventiva degli italiani potrebbe giocare un ruolo importante nella realizzazione di applicazioni innovative e vincenti.