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Oltre che essere un paese di poeti, santi, eroi e navigatori, l’Italia è anche un paese di FabLab. Lo evidenziano i numeri del portale ufficiale del movimento – fablabs.io – gestito dalla FabFoundation, nonché quelli del primo censimento su questo fenomeno condotto da Massimo Menichinelli e Alessandro Rannellucci per conto della Fondazione Make in Italy CdB (scaricabile dal sito della fondazione stessa). Numeri che evidenziano come il nostro paese sia al secondo posto al mondo per laboratori attivi con circa (ad oggi) un centinaio di FabLab.

Laboratori dove migliaia di persone, associazioni di vario genere, scuole, enti locali e aziende stanno creando qualcosa di completamente nuovo: luoghi attrezzati con macchinari di fabbricazione digitale (stampanti 3D, macchine per il taglio laser, fresatrici, strumentazione elettronica e altro) dove chiunque può realizzare i propri progetti ma anche imparare ad utilizzare queste macchine ed avvicinarsi al mondo della fabbricazione digitale. Luoghi in cui si impara e si insegna, dove ci si confronta e si collabora, con ricadute sul territorio che non sono ancora quantificabili in considerazione dell’ancora troppo breve periodo di  attività.

Il dato che emerge dalla ricerca è quello di una grande varietà di contesti, modalità e obiettivi, con modelli di business anche molto distanti tra loro e con una precarietà (dal punto di vista economico) piuttosto accentuata.

Insomma, a distanza di tre anni dalla nascita del primo FabLab italiano, molti laboratori sono ancora alla ricerca di un ruolo preciso e di una propria identità.

Da questo punto di vista (ma anche da quello finanziario) una grande occasione potrebbe venire dal recente stanziamento di ben 45 milioni di euro da parte del MIUR (il Ministero dell’Istruzione) a favore della creazione di nuovi laboratori per l’innovazione e il lavoro, entità di cui dovrebbero fare parte scuole, enti locali e aziende/associazioni del territorio.

Una nuova generazione di laboratori aperti anche in orario extra scolastico, pensati per essere palestre di innovazione e spazi dove mettere in campo attività di orientamento al lavoro e di alternanza, ma anche progetti contro la dispersione scolastica e per il recupero dei Neet, i giovani non inseriti in percorsi di studio né nel mondo del lavoro.

Nel bando si chiarisce che la valutazione dei progetti terrà conto in particolare della capacità di favorire il rapporto con il mondo del lavoro e diffondere le nuove competenze, fra cui quelle digitali.

Sembra quasi che nelle sue dichiarazione il Ministro Giannini descriva un FabLab: “L’apertura al territorio sarà uno dei caratteri fondamentali di questi laboratori che potranno essere realizzati anche in spazi esterni alle scuole e saranno attivi oltre l’orario scolastico. Saranno luoghi dove i nostri ragazzi potranno scoprire i loro talenti e le loro vocazioni attraverso l’acquisizione di competenze trasversali, conoscenze pratiche e attraverso l’educazione all’autoimprenditorialità. Stiamo costruendo una risposta concreta al tema della disoccupazione giovanile e alla dispersione. Mettiamo in mano agli studenti gli strumenti per orientarsi al lavoro e per crearlo loro stessi con una didattica che guarda ai settori strategici del Made in Italy e legata alla vocazione produttiva, sociale e culturale di ciascun territorio”.

Che dire? Sicuramente un’occasione preziosa per lo sviluppo e il consolidamento dei FabLab, in un contesto più strutturato e con obiettivi e finanziamenti certi.

Insomma, un’occasione da non perdere.