Ė stato lanciato con successo il quarto satellite Inmarsat-5, costruito da Boeing, che espanderà in modo considerevole il servizio broadband high-speed disponibile attraverso il network Global Xpress di Inmarsat una volta che il satellite sarà diventato completamente operativo alla fine di quest’anno.

I satelliti Inmarsat-5 sono capaci di fornire una copertura di comunicazioni senza interruzioni attraverso piattaforme fisse e orientabili che possono essere adattate in tempo reale per rispondere ai picchi di domanda.

Inmarsat-5 F4 si aggiunge alla costellazione esistente Global Xpress, che è già stata adottata come nuovo standard nella connettività broadband mobile globale da parte di aziende, governi e comunità in tutto il mondo”, ha commentato Michele Franci, CTO di Inmarsat. “Boeing è stato un partner eccezionale nel nostro percorso per rendere Global Xpress una realtà”.

Questo è il quarto satellite Inmarsat-5 Boeing costruito per il network Global Xpress di Inmarsat. Dopo aver raggiunto la sua orbita finale il satellite si sottoporrà ai test e ai checkout prima di essere dichiarato operativo.

La nostra partnership con Inmarsat ha consentito la creazione dell’unico network mobile Ka-band commerciale globale al mondo”, ha dichiarato Mark Spiwak, presidente di Boeing Satellite Systems International. “Questo risultato unico è un esempio dell’impegno continuo di Boeing per consegnare ai clienti soluzioni affidabili, accessibili ed innovative”.

Boeing ha una partnership strategica sul marketing con Inmarsat e attualmente fornisce servizi Global Xpress Ka-band sia militari che commerciali ai clienti governativi americani.

Il satellite Inmarsat 5 F4 è stato lanciato da un razzo Falcon 9 che ha portato in orbita il carico più pesante nella storia di SpaceX. Per questo motivo il rientro del primo stadio non è stato tentato.

Costruito da Boeing, il satellite pesa circa 6.100 chilogrammi e supera così il record precedente stabilito a marzo dal Echostar 23.

La decisione di non far rientrare il primo stadio del Falcon 9 è stata dettata proprio dal grande peso del payload che è stato posto in orbita geostazionaria.

La manovra avrebbe infatti richiesto un surplus di carburante, mentre è stato necessario utilizzare la massima energia per spingere il vettore verso l’orbita prevista.

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