Juno alla scoperta di Giove con strumenti italiani a bordo


È partita dal Launch Complex 41 del Kennedy Space Center a Cape Canaveral la seconda missione del programma New Frontiers della NASA. Il lancio della sonda Juno, a bordo del razzo Atlas V 551, è avvenuto con successo dopo una serie di rinvii per problemi tecnici.
Dopo un viaggio della durata di circa cinque anni, il velivolo spaziale accederà all’orbita gioviana nel luglio del 2016 e grazie alle apparecchiature di bordo sarà in grado di stabilire, in primo luogo, quanta acqua è presente nell’atmosfera di Giove, analizzando la composizione del pianeta e misurandone la temperatura.
La missione Juno servirà a decretare quale tra le tre teorie attualmente considerate in relazione ai processi di formazione di Giove è in realtà quella più corretta o se addirittura bisognerà elaborarne una quarta, ex novo.
L’Italia ha contribuito a questa missione con due importanti strumenti presenti a bordo di Juno: lo spettrometro a immagine infrarosso JIRAM (Jovian InfraRed Auroral Mapper) realizzato da Selex-Galileo e KaT (Ka-Band Translator), il dispositivo di radioscienza realizzato da Thales Alenia Space-I.

Stiamo per iniziare il nostro viaggio verso Giove per svelare i segreti dei primordi del Sistema Solare. Dopo otto anni di sviluppo, il satellite è pronto per la sua importante missione“, ha commentato Scott Bolton, del Southwest Research Institute di San Antonio, a capo della missione scientifica.

Preziose informazioni sul campo magnetico di Giove sono state raccolte grazie alle missioni Pioneer 10 e 11, effettuate nei primi anni ’70, e Voyager 1 e 2, partite nel ’77, ma questi velivoli orbitavano le lune del pianeta; Juno, satellite polare, sarà la prima missione di mappatura magnetica su Giove“, ha spiegato Jack Connerney, a capo del team che si occupa del magnetometro.

Il successo del lancio della sonda Juno, con a bordo i due strumenti italiani, rappresenta – afferma il presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Enrico Saggese – un  importante risultato per la tecnologia e la ricerca del nostro Paese. Juno con le sue oltre trenta orbite al giorno dovrà dirci e raccontarci, grazie anche al contributo degli strumenti italiani, la vera struttura e la massa di Giove, come è nato e come funziona il suo campo gravitazionale. L’industria e la ricerca italiana hanno dimostrato, con questa missione, di possedere capacità e know-how tali per competere alla pari con gli altri Paesi. Al pianeta Giove l’Italia è legata – ricorda il presidente dell’ASI – anche attraverso Galileo Galilei. Un legame che si è ulteriormente consolidato per la presenza sulla sonda di una targa, realizzata da ASI con il contributo dell’Università di Padova e del suo rettore Giuseppe Zaccaria, raffigurante lo scienziato italiano e la sua firma con uno scritto di alcune righe dagli appunti sulla scoperta delle prime due lune di Giove“.

Oltre a far parte del Programma New Frontiers targato NASA, la missione è gestita dal JPL (Jet Propulsion Laboratory) ed è frutto di un accordo internazionale NASA-ASI siglato nel 2008.
http://www.asi.it/

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