La macchina che cattura l’anidride carbonica


I cambiamenti climatici che stanno interessando il nostro pianeta vengono quasi unanimamente attribuiti all’effetto serra dovuto alla crescente concentrazione nell’atmosfera dell’anidride carbonica generata dall’impiego indiscriminato di combustibili fossili, prevalentemente petrolio e carbone. Nel 2010 la concentrazione ha raggiunto il livello di 388 ppm con un incremento costante di circa 2 ppm negli ultimi anni. Per tentare di contenere questo incremento le strade che si possono imboccare sono sostanzialmente due: sostituire i generatori che bruciano combustibili fossili con fonti che non producono emissioni inquinanti (idroelettrico, solare e eolico) oppure cercare di catturare e stoccare la CO2 presente in atmosfera con sistemi meccanici o chimico/fisici. In realtà una “macchina” più che efficiente esiste già: è l’albero che, tramite la fotosintesi clorofilliana smaltisce enormi quantità di biossido di carbonio: questo processo sfrutta l’energia solare per trasformare la CO2 in ossigeno e glucosio. Purtroppo, questa semplice ricetta si scontra con la necessità dell’umanità di disporre di spazi sempre più ampi ed ecco dunque le macchine che catturano l’anidride carbonica. L’ultima novità in questo campo è quella del professore David Keith, dall’Università di Harvard, la cui startup – denominata Carbon Engineering – ha messo a punto un sistema in grado di catturare la CO2 presente nell’aria.

Il dispositivo è composto da un sistema di aspirazione che invia l’aria all’interno di una camera dove è presente una soluzione di idrossido di sodio che reagisce con l’anidride carbonica presente nell’aria formando dei carbonati solidi. Questi ultimi possono essere smaltiti nel sottosuolo oppure utilizzati per ottenere CO2 pura per impieghi industriali.

Ovviamente l’intero processo avviene con un consumo di energia ( e conseguente emissione di CO2) inferiore a quella catturata e stoccata. La società del professore Keith ha già raccolto fondi sufficienti per passare dalla fase di sperimentazione a quella industriale. Vedremo in futuro quanto questa tecnologia potrà contribuire alla riduzione dell’effetto serra.
http://www.carbonengineering.com

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