Raspberry Pi per #labuonascuola


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In un recente articolo sul Corriere della Sera, Gian Antonio Stella fa un ritratto impietoso della scuola italiana per quanto riguarda il livello di informatizzazione e di qualità di connessione alla Rete. Partendo da una ricerca di Tuttoscuola, Stella mette in evidenza come, nonostante gli annunci mirabolanti dei governi che si sono succeduti negli ultimi 20 anni – dal “Libro e tastiera“ di Luigi Berlinguer alle “Tre I (Internet, Inglese, Impresa)” di Silvio Berlusconi – ad oggi le scuole “digitali” nel nostro Paese sono solamente 38 su 8.519. Tra i Paesi dell’OCSE siamo ultimi in tutto: dalla velocità di connessione, al numero di PC per studente: sono solamente 8,3 i computer a disposizione ogni 100 studenti italiani che frequentano l’ultimo anno della scuola media superiore, contro una media europea di 21,1; inoltre il 25,3% degli studenti italiani frequenta scuole prive di connessione a banda larga contro una media europea del 5%. Certo, esistono anche le eccezioni e le eccellenze come i progetti cl@asse2.0 e scuol@2.0, ma i numeri sono ancora troppo piccoli: di questo passo, conclude la ricerca di Tuttoscuola “Ci vorranno 437 anni per digitalizzare tutte le scuole italiane”.

In fatto di annunci, l’attuale governo non è da meno rispetto a quelli del passato, con l’iniziativa la Buona Scuola, la prima riforma che formalmente nasce dal basso e che dovrebbe ispirare il decreto che il governo proporrà nelle prossime settimane.

Queste notizie arrivano negli stessi giorni un cui un progetto nato con lo scopo di dotare di un PC tutti gli studenti del terzo mondo (ma non solo) raggiunge l’obiettivo per cui è nato, con la presentazione della versione Pi2, più performante e sicuramente rispondente alle attuali esigenze didattiche e tecnologiche.

Ci riferiamo, ovviamente, alla Fondazione Raspberry Pi, sostenuta dal governo del Regno Unito, ed alla board Raspberry Pi2 di cui presentiamo un’anteprima nel numero di marzo 2015. Un progetto che consentirà, con una spesa ridicola, di mettere in pratica (realmente, non a parole!) quanto anticipato il mese scorso, ovvero l’intenzione del governo di quel Paese di introdurre lo studio dell’informatica sin dal primo anno della scuola elementare.

Perché, allora, non approfittare anche in Italia della lungimiranza altrui e dotare tutte gli studenti italiani di questo formidabile strumento? Raspberry Pi2 può funzionare con differenti “distribuzioni” adatte ai vari cicli scolastici e dispone ora della potenza necessaria per far “girare” applicazioni anche molto complesse.

Inoltre per gli studenti degli Istituti Tecnici e di Ingegneria, la nuova board rappresenta uno strumento prezioso per lo studio di un vero sistema operativo (Linux), delle connessioni di rete e di tantissime altre applicazioni legate alle tecnologie più avanzate.

Questa è dunque la nostra proposta per Buona Scuola e questo il nostro hashtag: “#raspberrypixlabuonascuola”.

Nella speranza che anche questa volta la risposta non sia “Raspberry Pi, chi?”.

 

Arsenio Spadoni

Journalist, ElettronicaIn Publisher & Founder, Futura Elettronica Founder,

2 pensieri riguardo “Raspberry Pi per #labuonascuola

  • 10/03/2015 in 10:04
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    L’azienda dove lavoro, in Inghilterra, ha sviluppato un progetto per insegnare a programmare ai ragazzi, anche alle scuole elementari, il progetto si chiama ‘Code For Life’ e a mio parere molto interessante, informazioni, in inglese, si trovano qui:
    https://www.codeforlife.education/

    Come riporta l’introduzione:
    “In September 2014, the UK became the first country in the world to put Computing at the heart of the school curriculum.”

    Per insegnare i rudimenti dell’informatica come vedete quindi basta una iniziativa privata e nessun investimento grandioso, solo la volonta’ di realizzarlo.

    Io sto insegnando a mio figlio, di 7 anni, a programmare utilizzando Code For Life, lui si diverte ed impara!

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  • 15/03/2015 in 15:24
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    Purtroppo la scuola e le famiglie italiane sono voto-centriche. Le famiglie premiano i figli se portano a casa voti positivi e la scuola non ha ancora imparato a promuovere e valutare le competenze.
    Finché non si abbandona il voto-centrismo per una scuola basata sulla progettualità come applicazione delle competenze, anche innovazioni come RPI verranno visti come semplici nuove conoscenze da studiare a memoria e saranno destinate ad un successo limitato.

    Dal 2008 utilizzo Arduino nelle mie lezioni e i miei studenti più in gamba mi chiedono approfondimenti extracurricolari. Il problema sono i restanti studenti che pensano che a scuola si vada solo per portare a casa voti con il minimo dispendio di energie in modo da poterle impiegare nelle attività che li appassionano di più.

    Le nuove tecnologie (tra cui RPI e Arduino) debbono essere presentate come componenti da utilizzare all’interno di progetti di più ampio respiro perchè solo così esse diventano oggetti interessanti per un numero maggiore di ragazzi.

    Luigi, insegnante di informatica

    P.S. sarebbe interessante se Elettronica In entrasse nelle biblioteche delle scuole tecniche e nei licei S.a. italiani

    Risposta

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