Marte è più vicina: Falcon 9 rientra dallo spazio e atterra con successo


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Dopo due tentativi falliti, questa volta il razzo Falcon 9 è riuscito nell’impresa di rientrare da dove era partito, atterrando con precisione e senza danni, dopo aver messo in orbita 11 minisatelliti Orbcomm.

Space X raggiunge così il più importante obiettivo che Elon Musk, il suo visionario fondatore, si era posto: quello di ridurre drasticamente il costo dei lanci spaziali mediante il recupero e il riutilizzo del razzo vettore, l’elemento che incide maggiormente sui costi di lancio. Con l’obiettivo finale di riuscire a realizzare una colonia su Marte.

Finora i razzi utilizzati per mettere in orbita i satelliti cadevano in mare e quasi mai venivano recuperati, tanto meno riutilizzati. Salvo che nel caso dello Space Shuttle. L’idea del reimpiego di un elemento utilizzato per i lanci spaziali, infatti, non è nuova: lo Shuttle della NASA nacque proprio con questo intento, ed oltre alla navetta anche i due booster venivano recuperati e in parte riutilizzati.

Tuttavia, la complessità del progetto Shuttle, non solo ha vanificato i benefici dovuti al riutilizzo di alcuni elementi, ma ha comportato un incremento di costi insostenibile anche per gli USA, decretando la fine del progetto nel 2011, dopo 30 anni di attività. Forse, come per il Concorde, un progetto troppo avanzato per i tempi.

Oltretutto, le ingenti risorse impiegate per il progetto Shuttle hanno impedito alla NASA di sviluppare razzi vettori evoluti e navette tradizionali, con due conseguenze inaspettate: l’affermazione sul mercato dei lanci commerciali di vettori stranieri quali Ariane-5 e Soyuz, e l’entrata in campo di  società private quali, appunto, Space X.

In pochi anni la società di Elon Musk (è stata fondata nel 2002) ha cambiato radicalmente l’approccio alle tecnologie spaziali introducendo i concetti di modularità e riutilizzo che hanno portato alla realizzazione di un motore, il Merlin, utilizzato in dieci elementi per fornire la spinta al vettore Falcon, consentendogli il rientro a terra con un atterraggio morbido e controllato.

Ed è proprio nella serata di lunedì 21 dicembre che tutto ciò è avvenuto per la prima volta, con la partenza da Cape Canaveral per la messa in orbita di 11 satelliti Orbcomm e il rientro del primo stadio del vettore Falcon 9 dieci minuti dopo la partenza. L’atterraggio è avvenuto in un’apposita piazzola nell’area di Cape Canaveral: l’enorme vettore (quasi 50 metri di altezza) si è fermato in posizione verticale appoggiandosi su quattro “zampe” che al momento del lancio erano nascoste nel corpo del vettore; attualmente sono in corso le operazioni di controllo e recupero dei motori e della struttura.

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Il programma prevede per il futuro anche il recupero del secondo stadio, cosa che comporterà, in caso di successo, una riduzione complessiva dei costi di oltre il 70% rispetto agli attuali costi di lancio, e ciò nonostante la quantità di carburante da riservare per le operazioni di rientro a terra che riduce la massa del payload. Questo traguardo dimostra anche la fattibilità di un atterraggio controllato su Marte da parte di un razzo da utilizzare in seguito per il volo di ritorno sulla Terra (ricordiamo che la massa di Marte è pari al 10% di quella terrestre).

Tutto ciò giustifica il grande entusiasmo che ha accolto il successo del lancio che ha dimostrato come i problemi tecnologici ed economici di una missione umana su Marte possano considerarsi in gran parte superati.

Ecco il video della storica impresa:

Ricordiamo, infine, che Space X ha messo a punto la navicella Dragon che dall’anno prossimo verrà utilizzata per trasportare gli astronauti sulla ISS e che già viene utilizzata per il rifornimento di materiali sulla stessa ISS. Anche questa navicella è stata pensata per resistere a velocità da rientro da orbite lunari o marziane grazie ad una serie di accorgimenti tecnologici tra i quali uno scudo termico di nuova concezione.

www.spacex.com

 

 

Arsenio Spadoni

Journalist, ElettronicaIn Publisher & Founder, Futura Elettronica Founder,

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