Un miliardo di dollari per le energie rinnovabili in Africa


banca africana

La Banca africana di sviluppo (Bad) ha stanziato circa un miliardo di dollari per il settore energetico e delle infrastrutture nel 2015.

La cifra è stata definita “senza precedenti” dagli esperti del dipartimento settore privato dell’istituto di credito di base ad Abidjan. Il dato, reso noto nel mese di dicembre, conferma l’importanza strategica accordata dalla banca africana ai settori dell’energia e delle infrastrutture, specie nel campo energetico e dei trasporti, quale motore per lo sviluppo del continente. “Dobbiamo dare energia all’Africa, l’energia è il motore che mette in moto l’economia”, aveva detto Akinwumi Adesina dopo la sua nomina a presidente della Banca, annunciando, lo scorso settembre, il lancio del New Deal sull’energia che si propone di colmare il gap energetico nell’Africa sub-sahariana, stimato in 55 miliardi di dollari, e favorire l’accesso universale all’energia nel continente entro il 2025. Un progetto che, di fatto, si è tradotto in un aumento esponenziale dei fondi destinati allo sviluppo di progetti energetici in numerosi paesi africani.

“Dobbiamo fare di più per elettrificare l’Africa, dalle abitazioni private alle imprese, passando per scuole e ospedali – aveva affermato il neoletto presidente -. L’Africa non può continuare a restare al buio nonostante le ingenti risorse energetiche rinnovabili e convenzionali”. Sottolineando come proprio il gap energetico sia stato finora uno dei maggiori freni allo sviluppo del continente, Adesina aveva sottolineato come l’Africa sia “dotata di un potenziale illimitato di energia solare, eolica, idroelettrica e geotermica. Le nostre risorse idriche devono servire non solo a darci da bere ma anche ad alimentare le nostre industrie. Sbloccare questo enorme potenziale energetico sarà l’obiettivo principale della Banca”.

Lo scorso 18 dicembre a Roma si è discusso anche delle enormi potenzialità dell’area del Mediterraneo in termini di produzione di energia solare nel corso di un incontro promosso da Med-Desire – il programma co-finanziato dall’Unione Europea attraverso il programma Enpi Cbc Med 2007-2013 – realizzato grazie a un consorzio di nove partner provenienti da cinque nazioni – Italia, Spagna, Tunisia, Libano ed Egitto – con il coordinamento della Regione Puglia.

Dal workshop è emerso che attualmente sono ancora molte le barriere che limitano la diffusione dell’energia solare nell’area mediterranea: dalla limitata consapevolezza dei benefici che si otterrebbero alla talvolta scarsa competenza di tecnici e installatori e la bassa qualità dei componenti degli impianti solari, ai pochi incentivi economici e norme che rendano obbligatorio l’utilizzo delle tecnologie solari negli edifici. Nell’ambito di Med-Desire sono stati siglati 5 accordi a livello nazionale e internazionale tra i partner e le istituzioni, che riguardano l’adozione di nuovi curricula e standard e l’introduzione di nuove norme che concernono strumenti di stimolo del mercato.

Fonte: Onu

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