Le stampanti 3D: il pianeta RepRap


Prosegue il nostro viaggio nel mondo delle stampanti 3D. Dal 2006 ad oggi le energie e l’intelligenza di migliaia di persone hanno alimentato il progetto RepRap e il suo Wiki: un eclatante esempio di come l’open source possa portare benefici alla comunità e all’imprenditoria.

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8 pensieri riguardo “Le stampanti 3D: il pianeta RepRap

  • 14/09/2012 in 23:13
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    La Rep Rap non è per niente invidiata dalle aziende anzi semmai andrebbe chiarito che chi progetta una rep rap spera un giorno di avvicinarsi lontanamente alla qualità di stampa di una 3D professionale.
    Purtroppo finché si tratta di elettronica i costi sono livellati ma la meccanica di qualità costa e costa tanto.
    Non vorrei demolire la rep rap ma spesso si alza un sacco di fumo mentre sarebbe più onesto dire le cose come stanno, i limiti e i compromessi fatti, in questo modo si coinvolgono le persone, cos’è questo speciale firmware che permette di usare i motori stepper ad 1/16 di step? Ma lo sa il giornalista che un azionamento industriale da 35 euro fa 1/256 di step? Con 4 volte tanto gli ampere di un azionamento pololu?
    Cerchiamo di tenere i piedi per terra non è che per tutto si può ricreare la rivoluzione che ha avuto il Pc. Qui si traggono già conclusioni e scenari perdendo completamente il collegamento con il presente.

    M

    Risposta
    • 15/09/2012 in 08:47
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      Lo sforzo che il gruppo RepRap ha fatto per rendere la stampa 3D accessibile a un pubblico di scuole, hobbysti e makers ha portato i suoi frutti. A nostro avviso ci sono molte aziende che proprio grazie a RepRap e all’esplosione di stampanti 3D low cost stanno scoprendo opportunità di sviluppo. Ovviamente chi di professione si occupa di meccanica o di progettazione in specifici settori conosce i prodotti 3D systems e Stratasys che – come prodotti professionali e industriali – offrono caratteristiche diverse, adatte allo scopo per cui sono state progettate. Eppure la stessa 3D Systems ha acquisito ben due aziende che producono versioni di RepRap e un motivo ci sarà.
      Quando è uscita la prima stampante laser esistevano già le fotounità per creare stampati e giornali, ma non per questo la stampante laser desktop è stata etichettata come scadente: prezzo e prestazioni vanno sempre tenute in considerazione, come è importante ricordare la destinazione d’uso del prodotto.
      Ci sembra di essere onesti e trasparenti nel presentare una stampante da qualche centinaio di euro per quello che è: una occasione per poter creare oggetti che altrimenti non si potrebbero realizzare. Una scuola una RepRap se la può permettere. probabilmente una Mojo no. Realizzare oggetti e parti meccaniche utilizzabili – anche se non perfette – spendendo poco è qualcosa che molta gente stava aspettando.
      E’ ovvio che i prodotti professionali vadano molto meglio, ma costano anche molto di più e per molte realtà sono semplicemente fuori mercato.
      La stampa 3D esiste da parecchi anni, ma solo ora con RepRap il mercato ha scoperto che esiste qualcosa di nuovo e non siamo solo noi ad affermare che questa tecnologia – portata nel mondo low cost con caratteristiche da low cost – sta avendo un impatto sia in termini di aspettative, sia di nuove iniziative.
      La discussione sul tema è comunque ormai a livello planetario e quindi come accade sempre, ci sono quelli pro e quelli contro. Con il tempo si capirà meglio se è una bolla destinata a esplodere o una tendenza in via di affermazione.

      sm

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  • 15/09/2012 in 11:21
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    Ecco è questo il punto una parte meccanica non perfetta è una cosa che non va neanche presa in considerazione si pensi ad esempio che costruire parti meccaniche che integrano cuscinetti a sfera è semplicemente impensabile con questa macchina. Con questo non voglio assolutamente precludere che lo sarà in futuro, difatti mi sembra un bel progetto tuttavia mi soffermo sul tono troppo fumoso dell’articolo (vostro come di tanti altri quando si parla di stampanti 3D) si rischia di presentare un giocattolo e non un oggetto che ha bisogno di molta strada e di molte collaborazioni per diventare “stabile”.
    Ai tempi di Linux non c’era tutto questo fumo e da tempo è un OS affermato e rispettato dalle aziende. Nondimeno si rischia di illudere le persone sulle reali capacità di tale macchina.

    Saluti

    M

    Risposta
    • 16/09/2012 in 12:31
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      Non posso esimermi dall’intervenire in questa polemica perché mi sembra che tu parta da posizioni di tipo – scusa l’espressione – “integralista”. Innanzitutto l’articolo che hai letto è il secondo di tre articoli teorici di spiegazione della tecnologia 3D che, partendo da zero, forniscono tutte le informazioni su questo mondo e che, francamente, mi sembrano tutto meno che “fumosi”, scritti da Simone Majocchi che si occupa di tecnologia da trent’anni e che, oltre che sulla nostra testata, scrive di tecnologia anche sul Corriere della Sera.
      Negli articoli di presentazione della 3Drag, la stampante 3D da noi progettata e commercializzata, ci occuperemo di tutti i dettagli hardware e software di questo progetto per consentire a chiunque un facile utilizzo. Stiamo approntando anche un sito web e probabilmente realizzeremo anche dei corsi. Il primo di questi articoli lo trovi sul numero di questo mese di ElettronicaIn.
      Per quanto riguarda la precisione e le possibili applicazioni, non puoi ovviamente fare un confronto tra i sistemi 3D industriali e queste macchine low-cost. Se EADS realizza con questa tecnologia parti importanti dei suoi Airbus, noi abbiamo realizzato con la nostra stampante la struttura di un quadricottero che stiamo progettando, in maniera semplice e con caratteristiche assolutamente adatte allo scopo. Il bello è che durante le prove abbiamo potuto realizzare facilmente delle varianti per migliorare il progetto.
      Con la nostra 3Drag i ragazzi di una scuola superiore stanno realizzando la struttura meccanica di un robot per le prossime competizioni, come piaceva a loro e che non erano riusciti a trovare in commercio.
      Potrei continuare con altre decine di esempi ma se poi mi ribatti dicendo che la struttura meccanica di quel robot non ha la precisione di quella di una Lego Mindstorm NXT continuamo a dibattere tra sordi.
      Permettimi infine di sottolineare la valenza didattica delle stampanti 3D low-cost: i ragazzi che utilizzano questi sistemi acquisiscono competenze in tantissimi campi, dal disegno meccanico, all’elettronica ,all’informatica, oltre ad aver la possibilità (finalmente!) di vedere i propri progetti trasformarsi in un prodotto reale. E qui sto pensando non solo ai ragazzi degli ITIS ma anche a quelli che studiano Design, ai geometri, agli architetti…
      La verità è che, come quando sono usciti i primi PC, non riusciamo ancora ad immaginare le possibili applicazioni e dobbiamo far sì che quante più persone conoscano questa tecnologia per dare loro la possibilità di trovare le applicazioni più vicine al loro campo d’interesse.
      E quando sono usciti i primi PC nessuno ha obiettato che non avevano le prestazioni di un mainframe!
      Cordialmente.

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  • 18/09/2012 in 13:51
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    Gentilissimo sig. Spadoni, sembrano tutte uguali le argomentazioni su queste macchine: valenza didattica, possibilità di impiego infinite, invenzione del secolo, già utilizzata per alcune parti importanti di un robot, già utilizzata da aziende per…ecc.
    Questo per me è solo fumo.
    Me li fornisce dei dati meccanici sui prodotti che escono fuori da una stampante 3D come la vostra oppure stiamo a parlare di tutto e niente?
    Perché se mi dice parti di un robot, mi può specificare almeno quali e la loro funzione? Anche le fascette fermacavi sono parti di un robot.
    Cosa succede se qualcuno utilizza i pezzi che escono dalla macchina per parti meccaniche in rotazione? O sotto sforzo?
    Poi, e qui mi ripeto, sarebbe così gentile da non paragonare la stampante 3D all’evoluzione del Pc?
    La stampante è fatta da parti meccaniche e il mondo della meccanica neanche la conosce la legge di Moore.
    Saluti

    M

    Risposta
  • 02/10/2012 in 12:33
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    La concorrenza è sempre salutare e quindi ben venga questo prodotto. Il vero problema è il costo del materiale per la stampa che risulta parecchio oneroso.
    Sara

    Risposta
  • 09/01/2013 in 10:02
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    Personalmente ho scoperto le reprap da 2 anni ma non ho mai avuto la possibilità di procurarmene una su cui adoperarmi.
    Ora sto accantonando i fondi per una Mendel Prusa, la più economica.
    Quando l’avrò sotto mano so già che farò fuori quintali di PLA per tante piccole ideucce che ho già da parecchio in mente.
    A sara vorrei ribattere che 1 cm^3 di stampato, con queste stampanti costa 2 centesimi.
    La plastica di vecchi oggetti o di scarti ed errori di stampa può essere riestrusa e riutilizzata nella stampa di nuovi oggetti abbassando sul lungo termine il costo generale delle stampe, perché gli oggetti non sono tutti della stessa longevità sia nella durevolezza, sia nelle caratteristiche tecnologiche e progettuali, sia nell’utilizzo che l’utente ne compie.
    A chi va a spada tratta contro queste stampanti vorrei ricordare che nelle nostre case esistono centinaia di migliaia di piccoli oggetti di plastica, realizzati con plastiche problematiche dal punto di vista del riciclo oltre che dell’impatto ambientale.
    Le RepRap stampano nativamente sia ABS che non ha impatti ambientali minimamente comparabili al pvc (per esempio), sia il PLA che è persino biodegradabile e compatibile al contatto con prodotti alimentari.
    Se si può ovviare all’acquisto di piccola oggettistica che comunque rappresenta un costo non indifferente per l’ambiente ben venga.
    Pensi a quei negozietti pieni di cianfrusaglie che per la qualità di realizzazione, più che essere “usa e getta” sono “compra e getta”, molta di quella quasi immondizia è rimpiazzabile a costi assolutamente irrisori da oggetti stampati in casa con queste stampanti.
    “Peccato” per quei piccoli commercianti che se non saranno abbastanza pronti alle conseguenze della diffusione di queste stampanti, chiuderanno bottega o avranno una clientela sempre più anziana.

    Risposta

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